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Restaurant e bar design: progettare luoghi dove le persone vogliono restare

Nel retail un acquisto può nascere da un impulso. Nella ristorazione accade qualcosa di diverso: l’esperienza si costruisce nel tempo e punta a lasciare un ricordo. La ricerca in psicologia ambientale lo conferma, gli spazi progettati con cura sensoriale influenzano l’umore e il modo in cui gli ospiti vivono l’intera serata. Progettare un bar o un ristorante significa quindi lavorare su qualcosa di più profondo del semplice servizio: significa creare un luogo dove le persone scelgono di stare.

Il locale come casa pubblica

La parola pub nasce da public house, la casa pubblica. È un’idea che troviamo affascinante e che guida molti dei nostri progetti. Le abitazioni si sono ridotte, e le persone cercano sempre più spesso luoghi fuori casa dove sentirsi a proprio agio come tra le proprie mura. Per questo nei nostri locali integriamo prese di corrente, porte USB, divani comodi, angoli che invitano a fermarsi. Ci piace pensare a questi spazi come a un’estensione della casa, dove qualcuno lavora, qualcuno legge, qualcuno si trova con gli amici.

 

Lo stesso principio attraversa anche il nostro lavoro sul Build to Rent: nel progetto LivinUp per Dils le aree comuni e i servizi condivisi sono stati centrali per la commercializzazione degli appartamenti, perché offrono agli abitanti spazi accoglienti oltre la soglia di casa. Ospitalità e abitare, in fondo, rispondono allo stesso bisogno.

Livinup amenities, cocktail bar, Milan

Il Cocktail bar di LivinUp a Milano

Molti modi di stare, molti modi di accogliere

Un buon progetto di accoglienza rifiuta l’uniformità di tavoli e sedie tutti uguali. Le persone consumano in modi diversi e cercano posture diverse, e lo spazio deve offrirle tutte. Il bancone dove sostare in piedi per un caffè veloce, i tavoli alti con gli sgabelli per un aperitivo, i pouf con i tavolini bassi per una conversazione rilassata, le panche imbottite, i divanetti, il grande tavolo della condivisione. Ogni soluzione ha un senso e concorre a creare l’esperienza giusta. Ad Ammare, a Parigi, la necessità di ottimizzare ogni centimetro di uno spazio compatto ci ha portati a sedute integrate e ad angoli intimi come nell’interno di una barca. A Baciccia, a Piacenza, abbiamo studiato nuovi percorsi nel giardino e disegnato grandi tavoli con fioriere integrate, per trasformare il modo stesso di vivere lo spazio. La varietà delle sedute è ciò che permette a un locale di accogliere tutti, in ogni momento della giornata.

Custom wine tasting table stone top integrated planter restaurant design

Agriturismo Campana di Ferro in Val Tidone

Il total concept: quando tutto parla la stessa lingua

Un progetto nasce da suggestioni ed esigenze che corrono in parallelo. Il brand e lo spazio, l’identità visiva e l’illuminazione, il nome e i materiali sono parte di un unico racconto, e funzionano quando dicono la stessa cosa. Per questo amiamo il total concept, l’approccio che ci porta a progettare ogni elemento. A Terrazza Bixio, sul Po, abbiamo sviluppato un concept completo per il rooftop della Società Canottieri Nino Bixio: interior design, arredi su misura, bancone e un’illuminazione pensata per cambiare l’atmosfera dal giorno alla sera, insieme al nome e al logo del locale. Oh My Crunch mostra la stessa logica applicata a un format veloce: nato dall’idea di creare il miglior panino, è diventato l’espressione fisica di ciò che rende un panino indimenticabile, un fast food gourmet replicato tra Forte dei Marmi, Milano e Saint Tropez mantenendo intatta la propria identità. Quando brand e spazio parlano la stessa lingua, l’esperienza diventa riconoscibile ovunque.

modern bar interior design by Vanda Designers

Oh My Crunch, panino gourmet stellato a Forte dei Marmi

Progettare esperienze, non solo spazi

Un ristorante ben progettato offre più di un pasto. Offre un tempo e un luogo che le persone scelgono di vivere e a cui desiderano tornare. È questo il cuore del nostro restaurant e bar design: partire dalle persone e dal loro bisogno di sentirsi accolte, e costruire attorno a quel bisogno lo spazio, i materiali, la luce e l’identità. Perché alla fine un locale riuscito non si misura solo da come appare, ma da quanto le persone hanno voglia di restarci.

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